Area di riequilibrio del "Casone del partigiano"

La storia

Il CASONE costruito nel periodo fra il 1790 e il 1850 su di un isolotto nel mezzo di una vasta zona paludosa nella valle; vi si arrivava attraverso impervi sentieri e prevalentemente in barca.
Era adibito a rifugio per il guardiano della valle e per i cacciatori. Era costruito con grossi pali di legno sul davanti e sulle pareti laterali, coperto di canne ed il retro era in mattoni perché lì si trovava il focolare ed il camino.
Dal 1900 al 1940 da parte delle popolazioni del luogo e con interventi consistenti, si è bonificata una parte della valle a ridosso delle frazioni di Rubizzano, Gavaseto, Cenacchio e Maccaretolo fino nelle vicinanze del Casone, sistemandola a risaia.
Nel periodo della Seconda Guerra Mondiale il Casone aveva già le caratteristiche attuali. Circondato dalla fossa collegata con la restante parte del territorio ad est ancora a valle, vi si accedeva tramite una passerella.
Nei giorni dell'insurrezione armata contro i tedeschi e i fascisti, tramite le staffette di collegamento, si ricevette l'ordine di trasferire a Bologna tutti i Partigiani per concorrere validamente alla liberazione della città.
Il punto di raccolta dei Partigiani, per questo trasferimento, furono la zona del Casone e il "ponte della morte".
Nei giorni 18, 19, 20 e 21 aprile 1945 al Casone si riunirono il Comando della 2° Brigata "Paolo" e rappresentanti della 4° Brigata "Venturoli".
Il 21 aprile si ebbero i primi violenti scontri con i tedeschi in ritirata, che culminarono nel combattimento di domenica 22 aprile, in tutta la zona che dal Casone va verso San Pietro in Casale, fra Rubizzano e Gavaseto, a ridosso della ferrovia Bologna - Padova.
In questi combattimenti persero la vita diversi Partigiani di San Pietro in Casale, Galliera, Pieve di Cento, Bentivoglio, San Giorgio di Piano e Malalbergo.
A seguito dei lavori di bonifica e prosciugamento della valle, per cedimenti e assestamenti del terreno, il Casone, già pericolante, crollò.
I Partigiani della 2° Brigata "Paolo" hanno deciso di ricostruirlo e lasciarlo come testimonianza alle generazioni future affinché gli ideali della Resistenza restino vivi nel pensiero e nell'azione quotidiana di tutti i democratici-antifascisti per la salvaguardia della Pace, della Libertà, della Giustizia sociale.

L'ambiente

Il Parco della Memoria Casone del Partigiano rientra a pieno titolo nel sistema delle aree protette della Regione Emilia Romagna quale sito della Rete Natura 2000; l'area infatti è inclusa nel perimetro del SIC (Sito di Importanza Comunitaria ai sensi della direttiva comunitaria Habitat) - ZPS (Zona di Protezione Speciale ai sensi della direttiva comunitaria Uccelli) "Biotopi e ripristini ambientali di Bentivoglio, San Pietro in Casale, Malabergo e Baricella".

Il sito si estende su una vasta area agricola di pianura, tra l'abitato di Bentivoglio e il fiume Reno, occupata fino al XVIII secolo da un articolato sistema di paludi, le antiche "Valli di Malalbergo", originatosi a meridione dell'attuale corso del Reno a partire dal 1200 circa e che ha raggiunto la sua massima estensione verso sud tra il 1600 e il 1700. Successivamente l'area è stata bonificata trasformando le paludi prevalentemente in risaie e conservando valli arginate per l'accumulo delle acque che sono state poi prosciugate negli anni '50 e '60 quando è quasi cessata la coltivazione del riso. Vennero, quindi, conservati pochi biotopi nei quali i proprietari erano interessati soprattutto alla caccia. Tra il 1990 e il 2002 sono state ripristinate, soprattutto da parte di aziende agricole, vaste zone umide, praterie arbustate, boschetti e siepi su circa 550 ettari di terreni ritirati dalla produzione. Circa il 20% del sito ricade nelle Oasi di protezione della fauna "Ex risaia di Bentivoglio" e "Vasche zuccherificio". Il sito include anche l'Area di Riequilibrio Ecologico "Ex risaia di Bentivoglio" e il Biotopo "Casone del Partigiano".

In questo vasto territorio, fra campi coltivati, boschetti, aree umide sono compresi tre habitat di interesse comunitario che coprono circa il 14% della superficie del sito: laghi eutrofici naturali con vegetazione di Magnopotamion o Hydrocharition, fiumi con argini melmosi con vegetazione del Chenopodion rubri e Bidention p.p., foreste a galleria di Salix alba e Populus alba.
Specie vegetali

Segnalata una specie di interesse comunitario, Marsilea quadrifolia. Tra le specie rare e/o minacciate presenti figurano Alisma lanceolatum, Oenanthe aquatica, Riccia fluitans, Veronica scutellata, Ludwiga palustris, Sagittaria sagittifolia, Salvinia natans, Senecio paludosus, Utricularia vulgaris, Leucojum aestivum.
Uccelli

Sono segnalate complessivamente 49 specie di interesse comunitario, delle quali 17 nidificanti, e 122 specie migratrici, delle quali 63 nidificanti. Il sito ospita popolazioni riproduttive importanti a livello nazionale di Spatola (5-7 nidi), Mignattino piombato (circa 90-250 nidi), Cavaliere d'Italia (230 coppie), e a livello regionale di Nitticora (112 nidi), Airone rosso (60 nidi), Falco di palude (5 nidi).
Altre specie di interesse comunitario che nidificano regolarmente sono Tarabusino, Garzetta, Sgarza ciuffetto, Airone bianco maggiore, Moretta tabaccata, Albanella minore, Sterna, Martin pescatore, Averla piccola, Ortolano. Presso Valle La Comune, nel territorio comunale di Malalbergo, è presente una delle più antiche garzaie note per l'Italia (citata a metà del 1500 da Ulisse Aldrovandi). Tra le specie nidificanti rare e/o minacciate a livello regionale vi sono Svasso maggiore, Airone guardabuoi, Oca selvatica (reintrodotta), Canapiglia, Alzavola, Marzaiola, Mestolone, Fistione turco, Moriglione, Lodolaio, Quaglia, Upupa, Pigliamosche. Le zone umide all'interno del sito sono di rilevante importanza a livello regionale per la sosta e l'alimentazione di Ardeidi, Rapaci, Limicoli e Anatidi migratori e svernanti.
Rettili

Segnalata la Testuggine palustre Emys orbicularis, specie di interesse comunitario diffusa in tutto il sito e in particolare nel settore settentrionale.
Anfibi

Il sito ospita una delle 3 aree dell'Emilia-Romagna in cui è presente la Rana di Lataste Rana latastei, specie di interesse comunitario. Degna di nota è la presenza della Raganella Hyla intermedia, con una popolazione in buono stato di conservazione.
Pesci

L'ittiofauna comprende una specie di interesse comunitario (Cobite comune Cobitis tenia) e specie sempre più rare a livello regionale quali Luccio Esox lucius, Triotto Rutilus erythrophtalmus,Tinca Tinca tinca.
Invertebrati

Presente il Lepidottero Lycaena dispar, specie di interesse comunitario legata agli ambienti palustri. Diffuso anche il Lepidottero Zerythia polyxena. In particolare nell'area specifica del Casone a seguito delle indagini effettuate dall'Università di Bologna è stata accertata la presenza di un poco comune lepidottero sfingide diurno: la sfinge dell'epilobio (Proserpinus proserpina).

Informazioni

Indirizzo: Via Castello ang. Via Olmo - San Pietro in Casale (Indicazioni stradali di Google Maps)

Contatti:
Sustenia srl - Recupero e Gestione Ambientale
tel. 051 6871051 - cell. 340 8139087
Per informazioni sul Parco della Memoria - Casone del Partigiano
Unione Reno Galliera - Servizio Musei
tel. 051 8904821/822

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