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La storia

Le origini e il toponimo

Queste campagne erano sicuramente popolate fin dall’epoca romana, presenza testimoniata non solo dall’origine del nome di questo Comune (Minerbio infatti sembra derivare da un antico tempio pagano dedicato alla dea Minerva) ma soprattutto dalle persistenze di tracce della centuriazione romana ancora oggi leggibili nelle aree circostanti.
La campagna propriamente minerbiese tuttavia sembra aver perso i segni della romanizzazione. I maggiori segni di persistenza del reticolato centuriale, infatti, si trovano in prevalenza nei settori più alti e quindi morfologicamente più stabili.
La pianura in cui si colloca Minerbio è caratterizzata da una morfologia instabile che ha causato una modifica di pendenza del terreno. Questo ha influenzato il drenaggio superficiale provocando inondazioni che hanno per lo più cancellato o interrotto i segni dell’antica centuriazione.
Gli stessi insediamenti romani, che per la campagna bolognese erano per la maggior parte caratterizzati da insediamenti sparsi, spesso si distribuivano nel territorio seguendo criteri dettati dalla morfologia del terreno, in maniera apparentemente caotica, cercando però di sfruttare quelle emergenze naturali come dossi e corsi d’acqua che costituivano veri e propri confini tra una maglia centuriale e l’altra.
Anche il corso del Savena, che attraversava le campagne minerbiesi,
scorreva fin dall’epoca romana più ad est dell’attuale rettifilo derivato dalle opere di deviazione eseguite a metà del XVI sec.
La presenza poi in questa zona di insediamenti d’epoca romana presuppone che tali aree fossero state bonificate e sistemate in modo stabile fin dalle prime fasi della romanizzazione.
I romani erano soliti stanziarsi nei territori posti all’incrocio tra la viabilità stradale e fluviale. Il Savena, insieme al minor corso della Zena, doveva costituire una via navigabile molto importante.
La bonifica fu premessa essenziale per la centuriazione dell’agro e la validità dell’organizzazione romana è rilevabile nella continuità che ha caratterizzato l’abitato anche in epoca alto-medievale.

Il periodo medievale e la fondazione

Uno dei più antichi documenti che riguardano il territorio di Minerbio è datato 2 novembre 1186 e attesta che Ildebrando di Gualfredo Podestà di Bologna impose agli uomini di S. Marino e di Lovoleto di restituire la Selva Minervese, porzione di una più vasta Selva Litana di proprietà dei Galli Boi che si estendeva su queste pianure con amplissimi boschi e paludi, al Comune di Bologna poiché essi ne avevano preso possesso senza alcun diritto. 
Qualora avessero cercato di creare situazioni di contesa nei confronti di questo Comune o di riappropriarsi di quelle terre sarebbero stati multati con  una pena di cento lire imperiali.
Tuttavia il documento che viene considerato l’atto di fondazione del Comune di Minerbio è contenuto nel “De Pactis Altedi”datato 1231.
Nella Piazza Maggiore di Bologna alla presenza di tutto il popolo, il podestà di Bologna Federico da Lavellolungo bresciano cedette a 150 famiglie mantovane il territorio di Altedo e Minerbio.
Non è chiaro il motivo per cui queste famiglie del mantovano si spostarono nella zona bolognese forse per fuggire dalle lotte che opponevano guelfi e ghibellini o forse mutamenti di condizioni ambientali e dunque economiche che avrebbero peggiorato le condizioni di vita nel mantovano.

Il Savena

Questo fiume su cui anticamente si basavano i rapporti via d’acqua tra i comuni che ne lambivano gli argini e il Comune di Bologna, attraversava il centro abitato di Minerbio poco più a nord rispetto l’attuale strada  principale chiamata V. Garibaldi.
La presenza dell’antico alveo è testimoniata nel toponimo Savena Vecchia che si conserva attualmente nei due tratti di strada comunale appena fuori dal centro abitato verso Ferrara (Via Savena Inferiore) e verso Bologna (Via Savena Superiore).
Questa distinzione poi è indice di terre che verso il ferrarese sono più basse e che in tempi remoti erano frequentemente soggette a impaludamenti.
Le terre circostanti l’antico corso del fiume infatti erano fertilissime.
Attraverso l’antico metodo della bonifica per colmata, il fiume che come era solito per quell’epoca non era arginato, straripava e fertilizzava con il proprio limo le terre circostanti.
Quando la piena cessava e le acque si ritiravano, le terre già bonificate venivano arginate cercando in questo modo di far defluire le acque della successiva piena sempre più a valle verso le paludi permanenti.     
Le zone comprese fra le anticlinali della struttura ferrarese e le prime strutture pedeappeniniche erano zone subsidenti e soggette a movimenti tettonici che videro un innalzamento di tutta la struttura, in particolare del tratto antiappeninico di Bagnolo - Reggio Emilia e di Bologna – Minerbio.
Tale movimento fu all’origine della migrazione verso nord del Po che causò nel 1152 la famosa rotta presso la località di Ficarolo che vide l’origine del corso principale del Po.
Il Po di Primaro però, il cui alveo non era più alimentato, vide avanzare un graduale interrimento. Questo fatto determinò l’impedimento del deflusso delle acque dei torrenti appenninici, come il Savena, il Reno e l’Idice che nel Po di Primaro defluivano le proprie acque.
Cominciarono così straripamenti e rotture degli argini che interessarono inevitabilmente anche le terre alte già bonificate da tempo.
Gli allagamenti divennero piuttosto frequenti tanto che i danni provocati all’agricoltura bolognese divennero sempre più preoccupanti.
Fu così che con breve dell’ 8 aprile 1560 Monsignor Cesi dava incarico di stabilire il nuovo corso del Savena.
I lavori ebbero inizio nel 1560 ma furono numerosi gli interventi.
Così il nuovo corso non lambiva più il centro cittadino di Minerbio ma attraversava in maniera rettilinea la pianura presso Cà de’ Fabbri (attualmente frazione di Minerbio).
Questa deviazione ebbe ripercussioni anche dal punto di vista economico oltre che dal punto di vista dello sviluppo urbanistico dell’abitato.