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L'architettura nelle campagne

Mezzadria, insediamento sparso e casa rurale

Una forma di contratto che vede una particolare fortuna nel bolognese è la mezzadria dove il proprietario, di solito borghese o nobile cittadino, concede terreno e abitazione con i relativi edifici annessi al mezzadro in cambio della metà dei prodotti del fondo e della prestazione di altri servizi al padrone.

La diffusione di questo tipo di contratto è direttamente proporzionale alla diffusione dell’insediamento sparso sulle campagne che se aveva già i suoi precedenti nelle forme insediative di epoca romana, in questa fase vede una riaffermazione dovuta all’obbligo che la mezzadria prevede per il colono di abitare sul fondo.
L’insediamento sparso che si era cominciato ad affermare fin dall’epoca romana e ancora prima nell’organizzazione etrusca in pagi e vici, vedrà il suo momento di massima espansione tra il XVIII e il XIX secolo e seppur sempre affiancato all’insediamento accentrato, la sua prevalenza sarà una caratteristica peculiare del territorio emiliano e di quello bolognese in particolare.
Proprio a causa delle sue antiche origini, l’insediamento sparso si è comunque sempre sviluppato in relazione ad uno schema organizzativo più ampio, la centuriazione romana, di cui ha sempre mantenuto i riferimenti (vie di comunicazione, scelta del sito per le sue caratteristiche geomorfologiche e di propensione alla coltivazione) nella dislocazione dei poderi e delle relative case.
Da sottolineare è una peculiarità dell’insediamento sparso bolognese dove, a differenza di altre parti d’Italia, vi è sempre il riferimento ad una strada, che di solito costeggia il cortile e verso cui è orientata non solo la facciata della casa ma anche degli altri edifici annessi.

Con la diffusione dell'insediamento sparso si cominceranno a delineare i tratti tipici dell’architettura rurale bolognese, del podere e della sua corte che si svilupperanno come una sorta di piccola azienda estremamente organizzata in cui ogni singolo elemento ricopre un ruolo preciso, privo di casualità.
Ciò che caratterizza infatti maggiormente la corte rurale è la forte relazione che lega i singoli elementi tra loro, con l’estensione del podere e con i riferimenti del territorio naturale e centuriato in cui si colloca.
Gli edifici si dispongono infatti nei punti strategici dell’antica maglia ortogonale romana e la stessa collocazione e costruzione tengono in considerazione i materiali a disposizione sul territorio.
La peculiarità ad ogni modo della corte rurale bolognese sta nell’utilità che contraddistingue ogni suo singolo edificio e nell’individuazione dell’adeguatezza della tipologia architettonica all’uso preposto senza mai abbandonare però la volontà di creare edifici non solo utili ma anche belli.
Ciò permette di spiegare la presenza di tante tipologie diverse di edifici rurali pur a parità di condizioni ambientali.
Nonostante le tipologie di casa rurale siano molte e diverse, nel bolognese a partire dal XVI secolo, questa particolare forma di architettura si stabilizza in due formule principali: la casa a corte aperta e la casa a blocco.
Alle due diverse forme non corrispondono modalità differenti di coltivare od organizzare il terreno  poiché entrambe si sviluppano sui terreni organizzati per appoderamento, ossia suddivisi in poderi condotti a mezzadria, anche se il primo tipo risulta avere una diffusione maggiore rispetto la seconda tipologia e viene associato a terreni di più grande estensione di quanto non avvenga per la casa a blocco.

Il cortile

Il cortile ricopriva una forte importanza nella casa rurale, soprattutto in quella a corte aperta, poiché oltre a costituire lo spazio entro cui si accentrano tutti gli edifici utili alla vita contadina separa la dimensione abitativa dal campo vero e proprio, pur facendone comunque parte.

Collocato al centro dei campi o lungo un lato affiancato alla strada, era un piccolo universo privato, di solito circondato da fossati o da siepi da frutto o da alberi ad alto fusto, in cui il contadino oltre a svolgere i lavori legati al campo coltivato trovava un attimo di ristoro all’ombra degli alberi secolari. 

Anche la corte contribuiva quindi ad incrementare il carattere produttivo tipico dell’azienda agricola, in quanto i frutti ricavati dalle siepi erano un utile integratore dell’alimentazione; il legname ricavato dagli alberi era un ottimo combustibile per scaldarsi durante l’inverno.
Immancabile era la pianta di rosmarino a fianco della parete sud, indispensabile aromatizzante in cucina, o ancora il fico anch’esso appoggiato a pareti soleggiate.
Non mancavano grandi alberi come il noce, apprezzato per i frutti, il legname e l’ombra, a cui si affiancavano olmi, farnie e gelsi particolarmente diffusi con l’introduzione dell’industria serica.

Spesso nella corte si trovava l’aia rotonda, forma dettata dal fatto che gli animali vi venivano legati al centro e girando intorno trebbiavano il grano calpestandolo.
Altrettanto frequente era la presenza di una colombaia, ossia di una torre non troppo alta adibita al ricovero dei colombi che oltre a costituire un ottimo alimento, permettevano di utilizzare gli escrementi come efficacissimo fertilizzante dei campi.

Il fondo
La dimensione del fondo è vincolata in un’estensione pari alla capacità di una famiglia di lavorarlo e a ricavare dal terreno, che di solito ha un’estensione di 5-20 ettari ma che aumenterà con l’evoluzione delle tecniche agricole, il massimo della rendita.
Suddiviso in morelli (gruppi di campi orientati nella stessa direzione), il fondo è regolato da una rete ortogonale di siepi, filari, fossi, scoline che ricalcando l’antico tracciato della centuriazione, definiscono i confini tra una proprietà e l’altra e permettono di mantenere i campi liberi dalle acque convogliandole ai collettori generali e da qui quindi ai corsi d’acqua principali.

la casa a corte aperta

La prima evidente caratteristica di una tipica casa a corte aperta, è che in questa tipologia architettonica tutti gli elementi che la compongono sono gli uni staccati dagli altri ma mantengono uno stretto legame nella loro disposizione all’interno della corte.

I due elementi principali sono costituiti dalla casa e dalla stalla/fienile.
La casa
La casa, di solito a pianta quadrata con tetto a padiglione, è collocata al centro del cortile e la sua facciata principale, che si riconosce in genere dal portale di ingresso orientato a sud e posto sull’asse centrale, si rivolge in genere alla strada o ai campi coltivati.

E’ attraversata da una loggia cosiddetta passante se attraversa l’intero edificio fino a permettere l’uscita da una porta speculare a quella di ingresso;
chiusa se il suo ruolo è essenzialmente quello di dividere e di permettere l’accesso agli ambienti del piano terra, assumendo la stessa funzione di un corridoio.
L’ altezza della porta principale deve essere tale da consentire il passaggio di un carro carico di paglia  e permetterne quindi il ricovero entro la casa stessa.

Al piano terra, entrando sulla destra, si trova la cucina con il suo grande camino e il basso recinto in muratura per la legna mentre l’acqua del secchiaio nel sottoscala retrostante la cucina, veniva scaricata direttamente nel giardino tramite una tegola.
Altri ambienti sono la cantina, spesso collocata ad un livello più basso degli altri ambienti ed altri locali ove riporre gli attrezzi.

Al piano superiore, cui si accede mediante una scala posta sempre al centro della loggia, si trovano tutte le camere da letto e la camera col filatoio.
La distinzione appena fatta in realtà è abbastanza labile, perché gli ambienti non avevano una suddivisione precisa a priori bensì venivano identificati in base alle funzioni cui venivano preposti.

La facciata vedeva di solito tre o cinque file verticali di finestre e quelle al piano più basso erano solitamente più piccole, mentre la porta seguiva una forma ad arco talvolta decorata da mensole.
Tutte le stanze si affacciavano sul verde del prato che circondava la casa, altro aspetto questo che distingue la casa a corte aperta dalle altre tipologie di case rurali.
La stalla
La casa si rapportava con l’altro elemento principale, la stalla/fienile detta anche teggia, attraverso diverse soluzioni:
ponendosi l’uno a fianco all’altro con i due fronti principali rivolti verso la strada o verso i campi;
l’uno dietro l’altro sul medesimo asse dove le facciate dunque si fronteggiano o si susseguono;
la facciata della stalla dirimpetto ad un lato della casa o ancora i due edifici posti a squadra.

Le prime due soluzioni furono le più adottate nel bolognese dove raramente si trovano edifici disposti secondo l’ordine previsto dalle due ultime tipologie.

La teggia, che nella casa a corte aperta è dunque un edificio a sé stante, è costituito di un porticato su tre lati aperto per tutta l’altezza, interrotto soltanto dal volume della stalla posta in basso.
Il tetto come nella maggior parte delle case è a padiglione.
La facciata principale si riconosce dall’ingresso incorniciato da due pilastri binati.
La versatilità del portico antistante la stalla e costituente il fienile permetteva di utilizzarlo in diverse maniere a seconda delle esigenze legate alle varie stagioni.
La casella per la canapa
Con l’introduzione di una coltura industriale come la canapa, cominciano a trovare spazio nei cortili delle case rurali edifici appositi, chiamati caselle, adibiti al ricovero e alla lavorazione di questa fibra, simili alle stalle/fienili ma aperte da un porticato per tutta l’altezza e su tutti e quattro i lati, con tetto a due spioventi.

Quando l’introduzione di altre fibre tessili come il lino e il cotone vedranno un declino della canapa, anche  la casella perderà la propria originale funzione per diventare un semplice punto di appoggio per il fieno o il foraggio o come magazzino per gli attrezzi.

Il forno
Nel cortile della casa a corte aperta non mancava poi una piccola costruzione a pianta quadrata adibita a forno, stalla e pollaio funzioni suddivise da muri interni e da un piccolo portico che a volte introduceva al forno.
Il pozzo
Fondamentale era poi la presenza del pozzo, che a differenza della casella e del forno/pollaio che non avevano una posizione fissa nella dislocazione degli edifici entro la corte, si trovava di solito tra la stalla e la casa. Sia le formule più antiche, a bilanciere, che quelle più recenti con carrucola e secchio in rame, erano di solito coperti da un piccolo tetto a spioventi.  

La casa a blocco

La formula invece della casa a blocco vede l’unione degli elementi sopra citati in un unico edificio disposto longitudinalmente sotto lo stesso tetto, in genere a padiglione.
E’ ovvio quindi il diverso rapporto che questa tipologia architettonica instaura col proprio cortile, di solito anche più piccolo di quanto non sia nella casa a corte aperta, ma soprattutto se nella prima tipologia descritta la disposizione per elementi staccati presuppone la possibilità di ampliarne la struttura per edifici aggiunti successivamente, nella casa a blocco l’ampliamento avviene o longitudinalmente o in profondità.

La casa e la stalla/fienile che nella casa a corte aperta costituiscono due entità distinte, qui costituiscono un unico edificio e la loggia, che nella casa a corte aperta poteva essere passante o chiusa, qui è sempre chiusa poiché il suo compito diventa quello di dividere almeno internamente la casa dalla stalla.
La disposizione interna delle stanze e dei piani della casa rimane pressoché invariata, mentre il portico della stalla si riduce a due lati e una parte dell’ingresso viene occupata dal pozzo e dall’abbeveratoio inglobati quindi anch’essi nel medesimo blocco.

La stalla è invece suddivisa internamente da pilastri in poste, ossia in spazi dedicati all’alloggio degli animali.
In entrambe i casi le strutture verticali (colonne, muri, etc.) degli edifici erano di solito costruite in mattoni  e muratura, mentre le strutture orizzontali (per esempio capriate dei tetti) erano di solito di legno.
Questo provocava, soprattutto nelle stalle, non pochi problemi di incendio ciò che portò probabilmente a preferire la tipologia a corte aperta, con la distinzione di casa e stalla, che non il tipo a blocco.

I pavimenti erano di mattoni eccetto quello della cantina costituito da terra battuta.
Dal momento quindi che le tipologie architettoniche seguivano in genere questi due modelli principali, la distinzione veniva spesso sottolineata dalle diverse decorazioni della facciata della casa ma anche della stalla/fienile con una varietà di combinazioni davvero sorprendente.