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Collegiata di Santa Maria Maggiore

ATTENZIONE L'EDIFICIO è CHIUSO AL PUBBLICO A CAUSA DEL SISMA 2012

La Pieve di Santa Maria è la prima chiesa del cento-pievese, ed è anteriore con ogni probabilità all'anno Mille anche se compare per la prima volta in un documento solo il 29 Aprile 1207. Fu detta Maggiore per distinguerla dall'omonima Santa Maria in Piazza, sede della Confraternita di Santa Maria dei Battuti, che gestiva l'Ospedale e svolgeva attività assistenziali.

Il termine "Pieve" indicava la prima suddivisione della Diocesi: identificava la chiesa sede di un Arciprete, cioè capo-prete dei sacerdoti che presiedevano alle parrocchie del territorio. La nostra Pieve si estendeva sulle parrocchie di S. Biagio di Cento e S. Giacomo di Poggetto.
Nella zona era la sola chiesa collegiata, ovvero sede di un Collegio di Canonici (sacerdoti di ruolo addetti ad essa) che s'interessavano del funzionamento delle parrocchie. Era inoltre l'unica sede di Fonte battesimale.

Pieve e Cento costituivano un'unità religiosa, ma anche civica: infatti sono sorte per la concessione, a più riprese, di terre da parte del Vescovo di Bologna che ne era proprietario, alla collettività dei residenti che si impegnavano all'incolato (l'obbligo di residenza sul posto, necessario per aver diritto a partecipare alla divisione periodica dei "capi" della Partecipanza agraria), a svolgere le necessarie migliorie sul terreno ricevuto, a pagare una decima e ad essere al servizio del concedente per difesa, secondo il contratto di enfiteusi. La prima enfiteusi documentata risale al 1253 e di qui l'11 settembre 1460 nascerà poi la Partecipanza, con l'atto d'acquisto dei terreni che rende i pievesi proprietari. Ancora oggi ogni vent'anni avviene la divisione delle terre tra i partecipanti, cioè i discendenti delle famiglie originarie.

Nel 1376 il Vescovo di Bologna, Bernardo di Bonnevalle, emise il decreto che erigeva Pieve a Comune autonomo. Nel 1378 il nuovo Vescovo di Bologna, Filippo Carafa, concesse per il territorio centese il permesso di erigere il proprio Battistero nella chiesa di S. Biagio. Avviene così il distacco amministrativo e comincia quello religioso, che si conclude però solo nel 1586, quando Cento ottiene un proprio arciprete ed un Collegio di canonici.

La chiesa attuale è opera dei fratelli Campiotti di Modena e fu aperta al culto nel 1710. Il 17 Febbraio 1702 il Comune di Pieve stipulo' con Giuseppe e Silvestro Campiotti, architetti di Modena, il contratto di demolizione della "chiesa vecchia" e di costruzione della attuale.

Della costruzione precedente resta l'abside semidecagonale risalente al periodo aureo del gotico bolognese. Il campanile, come attesta la lapide sul lato ovest, risale al 1487.

La chiesa e' costruita in laterizio intonacato, su pianta a croce latina, con bassa cupola sulla crociera, nel sobrio stile classico del '600 all'interno e baroccheggiante in facciata.

La facciata e' a due ordini, ripartita da lesene: cinque parti nel prim'ordine, tre in quello superiore. Vi spiccano sei statue ed un bassorilievo che provengono dal laboratorio dei Guidottini di Verona e arrivarono a Pieve per via d'acqua nel 1708.

In alto al centro compare la "P", iniziale di Pieve e al di sotto un finestrone che permette l'entrata della luce per tutta la navata.
Ai lati di questo le statue di S. Fabiano papa (morto nel 250) a sinistra, e a destra di S. Sebastiano, il giovane cavaliere segretamente cristiano che fu trafitto dai suoi arcieri quando fu scoperto.

Al centro della facciata troviamo una formella ottagonale con un bassorilievo che raffigura l'Assunta.

Nell'ordine inferiore, a sinistra S. Rocco, titolare della Compagnia dei SS. Rocco e Sebastiano e copatrono di Pieve, nella classica iconografia di pellegrino: bastone, mantello e piccolo cane ai piedi, quel cane che secondo la leggenda gli portava il cibo quando, dopo aver speso la sua vita nella cura degli appestati, si ammalo' lui pure.

Dall'altro lato, in posa simmetrica, e' S. Giuseppe, patrono della comunita' civile e religiosa di Pieve: esso porta il bastone fiorito, segno secondo la tradizione che era proprio lui lo sposo prescelto per Maria.
Nelle nicchie piu' esterne, a sinistra la statua dell'evangelista Luca ed a destra quella del profeta Isaia. Entrambi hanno un cartiglio con un versetto della Scrittura: Luca riporta un versetto del Magnificat: "Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente"; Isaia la profezia sulla venuta di Gesu': "Spuntera' un germoglio dalla stirpe di Iesse".

La Collegiata e' lo scrigno che racchiude la vicenda storica-artistica e devozionale della comunita' pievese ed e' sede del Santuario del Miracoloso Crocifisso, opera trecentesca in legno, meta di numerosi pellegrinaggi. Vi sono opere di Guido Reni, del Guercino, del Gessi, del Varotti, del Gennari, del Samacchini.

Dall'8 settembre 2012, in seguito al terremoto del 20 e del 29 maggio che ha reso inagibile la chiesa, le opere sono in mostra al Museo Magi '900.

LE RELIQUIE DELLA COLLEGIATA DI PIEVE DI CENTO
Il corpo piu' consistente delle reliquie presenti a Pieve di Cento e' conservato nella sagrestia della Collegiata, entro l'alzata di una credenza settecentesca in stile bolognese. Le oltre trenta teche sono in gran parte opere di artigianato bolognese della prima meta' del Settecento.
Dall'esame delle reliquie intendiamo la grande varieta' della devozione popolare sviluppatasi a Pieve nel corso dei secoli, rivolta alla Madonna, S. Giuseppe, S. Anna, al legno della Croce, agli apostoli e agli evangelisti, ai martiri e santi della Chiesa romana, ma anche ai santi della Chiesa bolognese, come pure ai santi propri delle confraternite. L'archivio parrocchiale custodisce moltissime autentiche delle reliquie rilasciate dal '600 al '900.  

Il miracoloso crocefisso di Pieve

Secondo la tradizione, in epoca molto antica, un pellegrino chiese ospitalità, una sera, alla famiglia pievese dei Guidicini. La padrona di casa lo fece salire in soffitta dove gli preparò da dormire e gli offrì un lume per rischiarare il buio della notte. La mattina seguente, una vicina di casa vide una luce forte provenire dalla soffitta e temendo un incendio, bussò per avvisare i Guidicini del pericolo. La signora, che aveva alloggiato il pellegrino volle salire con lei per accertarsi che all'ospite non fosse successo nulla. Il pellegrino non c'era più e in soffitta le due donne trovarono la testa del Cristo illuminata da due torce accese. Una variante racconta che la signora Guidicini, la mattina non vedendo scendere il pellegrino che aveva ospitato nella notte, mandò la serva in soffitta per vedere che non gli fosse successo qualcosa. La donna ritornò molto turbata dalla sua padrona e quando entrambe salirono nella soffitta il pellegrino era scomparso e sopra alla tavola c'era la testa del Crocifisso fra quattro torce accese. Una terza variante dice che nella notte la casa dov'era ospitato il pellegrino fu distrutta da un incendio e, spente le fiamme, fu ritrovata la testa del Cristo miracolosamente intatta. Dopo il miracoloso ritrovamento della testa, il Crocifisso fu completato con il corpo e con la croce, portato in chiesa e venerato devotamente.

Una leggenda racconta che ci fu un tentativo dei Centesi di trasferire il Crocifisso nel loro borgo, su un carro tirato da buoi. Giunti presso il ponte (sul fosso che segnava il confine tra Pieve é Cento, non sul Reno, che prima del 1460, scorreva a ovest di Cento), gli animali si fermarono, né si riuscì a farli proseguire in alcun modo. I Centesi, colpiti dal prodigio, riportarono il Cristo nella sua chiesa, o, secondo una variante, lasciarono che i buoi, di loro iniziativa, ritornassero con /'immagine a Pieve. Una terza variante dice che il Crocifisso, portato fin presso il ponte, si alzò da solo dal carro e con tre salti ritornò a Pieve: col primo, balzò fino a Porta Cento, col secondo fino a Piazza del Pozzo delle Catene e con il terzo ritornò al suo posto in chiesa. 

La devozione al Miracoloso Crocifisso di Pieve è documentata dal XVI secolo. Non sono pervenuti documenti certi sull'origine del Crocifisso di Pieve, ma il tipo di scultura della testa, che è lavorata in modo più artistico rispetto al tronco, richiama i moduli dell'arte gotica di fine Trecento.

Nell'anno santo del 2000 il Santuario del Crocifisso di Pieve di Cento è stato inserito nell'itinerario penitenziale diocesano (insieme con le basiliche di S. Domenico e S. Francesco, a Bologna, e con il santuario del Santissimo Crocifisso di Castel S. Pietro Terme), quindi rappresenta una delle mete di pellegrinaggio da visitare prima di accedere per l'indulgenza alla cattedrale di S. Pietro a Bologna, unica chiesa giubilare della Diocesi. 

informazioni

Parrocchia Santa Maria Maggiore
Piazza A. Costa n. 19 40066 Pieve di Cento (BO) Tel. 051-975033
www.parrocchiapievedicento.it, info @ parrocchiapievedicento.it
 
Ulteriori informazioni:
URP - Ufficio Relazioni con il Pubblico del Comune di Pieve di Cento
Piazza Andrea Costa 17 - 40066 Pieve di Cento (BO)
Tel. +39 051 6862611
Fax +39 051 974308
 
urp@comune.pievedicento.bo.it

www.comune.pievedicento.bo.it