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Museo della patata

Il museo

Dalle fertili pianure, alle zone pedecollinari fino a quelle montane delle province di Bologna si estende il territorio che ha accolto la patata americana, il “frutto del diavolo".
Il Museo della patata, inaugurato nel 2008 nel territorio di Budrio, è una collezione di macchine ed utensili che va da inizio 1900 fino ad arrivare agli anni ’70.

dall'ingresso in Europa alla sua diffusione

La patata pur essendo una specie che è nata e si è diffusa nel mondo partendo dall’America, ha trovato in Italia una situazione pedoclimatica praticamente ideale.
Ed è in questo territorio, particolarmente vocato, che è stato inaugurato il Museo della Patata, dedicato a coloro che con ingegno hanno alleviato la fatica delle genti dei campi. L’apertura del museo nell’anno internazionale della patata rappresenta un importante traguardo per le aziende della zona che operano in questo settore e che hanno sviluppato una profonda conoscenza nella coltivazione di questa solanacea.
Il viaggio della patata, dal suo ingresso in Europa, fino alla sua completa diffusione agronomica e utilizzazione alimentare, non è stato certo un percorso facile. Avversata per oltre un secolo come un “frutto del diavolo", in quanto si sviluppa sotto terra e coltivata nei giardini dei re di Francia per i suoi fiori, grazie allo “Studio” bolognese era già osservata nell’orto botanico dell’Università (1657) dove il Botanico Giacinto Ambrosiani la descrisse come pianta medicamentosa, ma ancora non alimentare. Fu solo nella seconda metà del 1700 che Pietro Maria Bignami, agronomo e proprietario di terreni, sollecitò l’Assonteria dell’Abbondanza (struttura annonaria dell’allora governo di Bologna) a diffondere la coltura della patata a scopo alimentare. Il passaggio delle truppe napoleoniche, e di seguito gli eserciti di mezza Europa, convinsero gli agricoltori bolognesi a coltivare patate per sfamare chi, senza troppi complimenti, si affacciava alle loro dimore, fin dentro le loro dispense, per chiedere, o meglio, prendere, il cibo che trovava. Di seguito, l’agronomo Filippo Re e il Prof. Contri scrissero delle patate in diverse opere, ma fu il Cardinale Opizzoni che promosse e diffuse la coltura in tutta la provincia di Bologna.

la collezione del museo

La collezione del museo è divisa in tre sezioni: una dedicata alle macchine pianta patate e scava patate, una agli attrezzi utilizzati per la raccolta ed una agli irrigatori, così importanti per questa coltura.
Si tratta di macchine realizzate da “agricoltori-meccanici” o artigiani locali che, sfruttando l’ingegno e l’esperienza di chi si trova ogni giorno ad affrontare i problemi, hanno prodotto pezzi unici. I materiali impiegati sono per lo più di recupero. E’ possibile approfondire il funzionamento di una macchina pianta patate degli anni ’60 in cui, per agevolare il lavoro, come contenitori della patata da piantare sono stati utilizzati dei porta saponette e le ruote della macchina non sono altro che ruote di una carrozzina non più utilizzata. Ogni macchina è descritta con accanto il nome del costruttore: ecco quindi il pianta patate per traino manuale, realizzato nel 1967 dalla famiglia Giuliani di Budrio, recuperando ruote di biciclette, inferriate e gomma.
Spesso è nella semplicità di un attrezzo che si vede la capacità del meccanico, ne è un esempio il pianta patate semovente realizzato dal sig. Lanzi di Budrio di professione agricoltore che ha il motore recuperato da una motocicletta ed utilizza per il funzionamento il cambio di una macchina. Fanno parte della collezione, numerosi taglia patate che avevano il pregio di velocizzare il lavoro, come quello realizzato da Dino Mioli che, a seconda della grandezza della patata, consentiva di tagliare il tubero in 2, 3, 4 o 5 parti. Alcune macchine sono state brevettate come il piantapatate Checchi e Magli del 1976. Accanto a macchine realizzate in loco se ne trovano alcune tedesche come uno scavapatate del 1937 importato dalla Germania: diversi anziani (prigionieri di guerra) davanti a questa macchina si commuovono ricordando il triste periodo di prigionia e il pesante lavoro a cui erano sottoposti.

la recente storia della patata bolognese

Dopo la prima guerra mondiale le patate erano coltivate su ben 4900 ettari e già allora le partite migliori prendevano la strada per l’esportazione in Germania, Svizzera e Francia.
Negli anni ‘50, con lo sviluppo della meccanizzazione e con attrezzature inventate sul campo, la patata ha mantenuto le sue superfici e ha sempre migliorato le sue produzioni anche durante gli anni d’oro della barbabietola da zucchero, del grano e del mais. Per arrivare agli anni '60 e '70 dove nel territorio bolognese si afferma la varietà Primura, selezionata in Olanda, e buona per tutti gli usi culinari; di seguito, a metà degli anni '70, nacque la prima e ancora unica Borsa Patate, luogo frequentato da produttori, commercianti e cooperatori, per stabilire i prezzi dei tuberi in campagna e nei magazzini di lavorazione e confezionamento.
Interessante è poi osservare l’evoluzione dei contenitori impiegati nella raccolta delle patate: si è passati dalle cassette di legno molto pesante a contenitori sempre più grandi e leggeri; agli inizi degli anni ’70 le cooperative del luogo fanno realizzare i primi contenitori da 7 quintali. Oggi per il trasporto su camion si usano enormi sacconi che contengono anche 12 quintali di prodotto.

La collezione ospita anche le prime macchine industriali utilizzate per la raccolta della patate che consentivano di non chinarsi a terra per raccogliere i tuberi. La presenza del Consorzio Patata di Bologna DOP, composto da due associazioni di produttori, alcuni produttori agricoli, cinque cooperative e quindici commercianti privati, testimonia l’importanza economica di questa solanacea americana nel comprensorio bolognese. Due grandi Associazioni di produttori, raccolgono attorno a sé oltre 2.000 agricoltori a garanzia dei consumatori della patata di Bologna e nel rispetto della qualità di un prodotto unico. La sua tipicità deriva da fattori locali quali il suolo, il microclima, la capacità produttiva degli agricoltori legata all’innovazione e alla tradizione. Inoltre a Bologna trova sede anche il Centro di Documentazione per la Patata che attraverso l’Osservatorio nazionale, a cadenza settimanale, tiene monitorato e diffonde le informazioni relative al mercato dei tuberi e alla produzione locale, nazionale ed europea.

Orari e informazioni

Museo della patata
Via Zenzalino Nord,100
Budrio (Bologna)


Per visite ed informazioni sugli orari contattare:

Centro di Documentazione per la Patata - Cepa
Via Tosarelli, 155
Villanova di Castenaso (BO)

Tel. 051/605.33.91
Fax 051/58.72.352

e-mail: info@ce-pa.it