OASI "LA RIZZA"

L’aspetto della pianura bolognese di qualche secolo fa era completamente diverso da come lo conosciamo oggi. I fiumi scorrevano non arginati e le zone di pianura tra un fiume e l’altro erano mantenute allagate dalle periodiche piene e alluvioni.

Ancora nel 1742, così come mostrato dalla Carta Della Pianura Bolognese di Andrea Chiesa, tutta l’area a immediatamente a nord di Bentivoglio si presentava allagata e il paesaggio dominante era quello della palude: la Valle del Poggio e di Malalbergo.

Bentivoglio all’epoca comprendeva un piccolo raggruppamento di edifici con funzione principale di mulino e di scalo delle merci che transitavano sul Canale Navile (Naviglio di Bologna).

La grande palude subì le stesse trasformazioni artificiali di molte altre aree inondate, attraverso l’opera di bonifica che vide un passaggio storico con il mantenimento di zone allagate sottoforma di risaia. La permanenza della risaia si è protratta fino al secondo dopoguerra, successivamente i campi sono stati coltivati a frumento o altri seminativi che non prevedono allagamento alcuno. In molte zone del comprensorio è ancora possibile riconoscere gli argini che delimitavano le piane coltivate a riso, affiancate dai canali e fossi che portavano l’acqua.

Nel secolo scorso, alla fine degli anni ottanta, l’aspetto che aveva la pianura coltivata era quello della campagna a monocolture, con un panorama di campi periodicamente lavorati e pochissimi elementi naturali che potessero ricondurre ad un passato di attività risicola o addirittura di canneti, specchi d’acqua e grandi paludi.

Gli anni novanta hanno visto una piccola ma sostanziale rivoluzione del paesaggio a nord di Bentivoglio, grazie all’erogazione di contributi comunitari nel 1998 quello che era un anonimo triangolo di campi è stato trasformato nell’area naturale protetta dell’Ex Risaia di Bentivoglio, conosciuta anche come l’Oasi della Rizza. Gli interventi di ripristino dell’ambiente naturale hanno permesso di ampliare e collegare tra loro quelli che erano relitti e piccoli frammenti di boschi, pioppeti abbandonati e ultime siepi sopravissute alle monocolture. Intorno a questi elementi sono stati piantati nuovi boschi e siepi e nella parte centrale del comprensorio è stata scavata la grande zona umida che caratterizza l’intera area. L’insieme degli interventi ha interessato più di 34 ettari di pianura, a cui si sono aggiunti altri ripristini ambientali, realizzati dai privati confinanti, facendo di questo complesso un’ampia area ricca di biodiversità, che interrompe le monocolture, capace di dare rifugio a fauna e flora e riequilibrio ecologico ai territori circostanti.

La zona umida

La zona umida interessa 21 degli ettari totali dell’area naturale e ricrea le condizioni che erano presenti nelle grandi paludi d’acqua dolce, ospitando cosi la fauna caratteristica di questi ambienti.

Il livello dell’acqua varia a seconda della morfologia del fondale, passando da aree centrali profonde anche più di un metro fino ai battenti di pochissimi centimetri che caratterizzano le rive, comprese quelle della grande isola centrale al bacino lacustre. A seconda delle stagioni ed in base alla gestione naturalistica dei livelli dell’acqua, intere aree di riva possono essere scoperte, presentandosi fangose o coperte da uno basso spessore d’acqua, ospitando in questo modo l’avifauna caratteristica di queste particolari condizioni: aironi, anatre di superficie e uccelli limicoli, ovvero gli uccelli la cui biologia, in particolare l’alimentazione, è legata alle rive fangose e limose, dove trovano gli invertebrati di cui si nutrono, catturandoli nel fango a profondità diverse in base alle lunghezze dei becchi, che possono variare notevolmente da specie a specie.

Le specie di uccelli limicoli più osservabili, soprattutto durante le migrazioni, sono rappresentate da: combattente, pittima, beccaccino, piro piro piccolo, piro piro culbianco e boschereccio, totano moro, avocetta e cavaliere d’Italia.

Mentre tra le anatre di superficie, che si nutrono senza immergersi e frequentando le acque basse, ricordiamo: germano reale, alzavola, marzaiola, canapiglia, mestolone.

Gli aironi cacciano le loro prede, principalmente pesci ma anche rane o piccoli mammiferi, perlustrando i canali d’acqua poco profonda tra le diverse rive: airone cenerino, airone bianco maggiore, garzetta e nitticora sono alcuni dei rappresentanti di questa importante Famiglia.

Alcuni recenti interventi naturalistici hanno rimodellato la morfologia di parte delle rive e dei fondali dando origine a nuove isole ed dossi affioranti dall’acqua, utili per la sosta e l’alimentazione delle specie appena descritte.

A caratterizzare le rive allagate è anche la vegetazione formata da piante erbacee di grandi dimensioni come la cannuccia di palude, gli insiemi a cui da origine sono i popolamenti tipici, ovvero i canneti. Questo particolare habitat naturale può ricoprire aree molto estese, rappresenta un rifugio invernale per diverse specie di uccelli, anche non strettamente legate ad esso, e crea le condizioni fondamentali e imprescindibili per la nidificazione di specie biologicamente adattate a vivere nell’intrico delle cannucce di palude. Tra questi ricordiamo l’airone rosso, il tarabuso e il tarabusino della Famiglia degli aironi, il porciglione della Famiglia dei Rallidi come la folaga, che può utilizzare anch’essa il canneto per nidificare, ed infine il falco di palude. Tutti questi uccelli alloggiano i propri nidi nel folto dei canneti costruendo piattaforme di varie dimensioni. Altre specie di uccelli, più piccoli, come il cannareccione, la cannaiola e il forapaglie creano delle coppe di erbe, con un intreccio che lega la struttura agli steli delle cannucce di palude in modo da lasciare il nido libero di scorrere e sollevarsi, spinto dall’acqua in caso di forti innalzamenti del livello, consentendo a prole e nido di salvarsi.

Nei canali tra un canneto e l’altro va alla ricerca delle prede, piccoli pesci e anfibi, il martin pescatore, perlustrando il bordo della vegetazione riparia, dove si può scorgere spesso posato su un ramo o una cannuccia piegata sull’acqua. 

Il bosco

Il bosco comincia proprio dietro ai canneti, a creare le prime quinte compatte di alberi sono i salici e i pioppi, salice bianco e pioppo bianco in particolare, che sono specie legate ai terreni umidi delle zone prossime alle rive.

I rimboschimenti, che hanno dato vita a veri e propri complessi forestali rappresentano le retroguardie delle quinte di vegetazione ripariale degli argini. Sono formati principalmente dal pioppo nero, presente anche in filari e impianti precedenti, dal frassino meridionale che è il frassino di pianura, dall’acero campestre, dall’olmo minore e dalla farnia, la quercia delle pianure continentali europee. A questi si uniscono arbusti come prugnolo, rosa canina, biancospino, nocciolo, sanguinello, spincervino e ligustro, piantati artificialmente o disseminati dagli uccelli che usano alimentarsi delle loro bacche. Gli arbusti con la loro vegetazione formano lo strato intermedio del sottobosco, quello compreso tra le basse erbe e la volta degli alberi più alti.

Queste quinte compatte, intricate e spesso spinose, sono dei veri e propri rifugi inespugnabili, dove molti piccoli uccelli costruiscono il loro nido al riparo dai predatori. Le strutture, spesso a forma di coppa, sono costruite alla biforcazione dei rami di arbusti o dei fusti di rovo, anche molto vicino al livello del terreno. La ricca vegetazione arbustiva costituisce un importante elemento naturale che ospita nidi di uccelli come la capinera, l’usignolo di fiume, il saltimpalo, l’usignolo, il merlo, il codibugnolo e l’averla piccola.

Nei piani più alti della vegetazione, sugli alberi, è l’incessante lavoro dei picchi a creare le condizioni per la nidificazione. Le due specie di picchi presenti, picchio rosso e picchio verde, scavano il proprio nido nei tronchi di alberi che hanno diametri superiori a 30 cm, le cavità sono scavate con il robusto becco possono essere profonde anche 40 cm. Questi nidi una volta abbandonati dai picchi rappresentano cavità utili per la nidificazione di altre specie come la cinciallegra, la cinciarella, il codirosso e, quando il foro di accesso si allarga, possono essere occupate da altre specie cavitofile di più grandi dimensioni: upupa o civetta.

Sulle cime degli alberi è presente la “garzaia” di airone cenerino, con i grandi nidi posti su alberi vicini tra loro, che danno origine a questa particolare struttura coloniale.

Di maggiori dimensioni è il nido delle cicogna bianca, con accumuli di materiale larghi più di un metro e agganciati a grossi rami degli alberi o su strutture artificiali come le piattaforme, anche appositamente create ed installate. Le coppie di cicogna bianca oggi presenti nell’area sono il risultato di un’operazione di reintroduzione che ha avuto inizio nel 2003 con la realizzazione di voliere di ambientazione dove alcune cicogne hanno formato le coppie e si sono riprodotte dando origine a individui poi liberati. Questi hanno imparato ad alimentarsi in modo autonomo permanendo in zona e formando la locale popolazione riproduttiva. L’intera area è particolarmente vocata ad ospitare questi uccelli di grandi dimensioni, in quanto ricca di elementi naturali, in particolare prati e canali, capaci si offrire cibo sufficiente per supportare le coppie e la loro prole.

Informazioni e servizi

L'Ex Risaia di Bentivoglio è tutelata ai sensi della Legge Regionale n. 6/2005 come Area di Riequilibrio Ecologico (ARE) e rientra nel più ampio Sito della Rete Natura 2000 "Biotopi e Ripristini Ambientali di Bentivoglio, San Pietro in Casale, Malalbergo e Baricella" (SIC-ZPS - IT4050024).

L’area naturale protetta è dotata di percorsi appositamente strutturati per consentire la visita dei principali ambienti naturali senza recare disturbo alle specie animali che ospitano. Questi percorsi sono schermati nei passaggi maggiormente esposti ed hanno una dotazione di punti di osservazione chiusi (capanni) che si affacciano sulla grande zona umida. L’accesso è libero, dall’alba al tramonto, a piedi o in bicicletta seguendo le indicazioni sulle tabelle presenti.

A supporto logistico e come punto di riferimento per il visitatore c’è la struttura del Centro Visite, realizzata tramite la ristrutturazione degli edifici storici delle riserie. Il Centro Visite annovera un locale di ristoro, due sale mostra e un secondo edificio adibito ad ostello permanente in cui è possibile pernottare. 

La gestione e manutenzione dei percorsi visita, degli edifici e delle loro pertinenze tra cui il ristorante e l'ostello è realizzata da Coop Arcobaleno (tel. 051/6640076 - cell 338 4716668). Mentre la gestione degli habitat naturali e la realizzazione di progetti di conservazione e ripristino ambientale è condotta dal Comune di Bentivoglio tramite la società Sustenia ed i suoi tecnici (Sustenia srl - Recupero e Gestione Ambientale tel. 051 6871051 - cell. 340 8139087). 


Oasi La Rizza
via Bassa degli Albanelli, 13 - Bentivoglio  (Indicazioni stradali di Google Maps)