Home - Budrio

Comune di Budrio


Breve storia del Comune di Budrio

La storia di Budrio comincia con il nome: "nec procula mari Umbrorum Butrium. Intus colonia Bononia"...

...come scriveva Plinio nel primo secolo dopo Cristo,  e anche se non è certo che il Butrium di Plinio possa essere il nostro, ma forse un omonimo centro demico più vicino a Ravenna, identico è il toponimo, fossato, profonda cavità. Il toponimo rispecchia l'immagine del luogo in cui si formò l'abitato budriese. Di origine quindi sicuramente preromana il nome, e tale potrebbe essere anche una fondazione Umbra, antichissima. I segni dell'eredità antica che appaiono nella pianura budriese, insieme con i reperti archeologici di scavi passati e recenti, testimoniano qui l'avvicendarsi di popoli: dagli italici Umbri, o Villanoviani dell'età del ferro, agli Etruschi, ai Galli, ai Romani. In seguito anche Goti, Longobardi, Franchi, Ungari passarono per queste terre.

Gli assi dell'antico impianto urbano poggiano su due tratti centuriali: l'asse sud-nord è rappresentato dal cardine che scende rettilineo per quasi cinque chilometri dal Trebbo di Prunaro e, attraversato il paese (Via Bissolati), incrocia il "decumano di Budrio" (asse est-ovest) che segue il lato settentrionale dell'abitato originario (Via Martiri Antifascisti); le vie interne si intersecano ortogonalmente.  Delle mura, oggi, rimane quasi intero il lato orientale e brevi tratti a settentrione; ma agli angoli del quadrilatero urbano si ergono ancora poderosi i torrioni a narrare con le loro diverse forme il loro diverso tempo. Le linee centuriali sono il filo lucente che unisce la splendida romanità ai tempi dell'Alto Medioevo, nei quali, già nell'ultima parte dell'epoca longobarda, appaiono i segni della ricostruzione e della rinascita.

Nel Duecento troviamo istituita una Podesteria, come attestano statuti del Comune di Bologna.

A metà del Trecento, Budrio è vicariato civile.  Non ci fu una nobiltà feudale; l'esercizio del potere non fu mai monopolio di un Signore, ma della comunità che lo esplicava per mezzo del Consiglio, del Massaro e del Console. L'ordinamento amministrativo del centro budriese si basava soprattutto sul Consorzio dei Partecipanti, o Partecipanza, organizzazione di lavoro collettivo e di godimento dei frutti ricavati da beni agrari comuni. Nucleo fondamentale dei beni agrari fu la vasta area selvosa e paludosa (la Boscosa) data ai budriesi in dono tra il primo e il secondo secolo dopo il Mille, da Matilde di Canossa, secondo una non documentata tradizione. Fino all'epoca napoleonica la Partecipanza si identificò con il Comune stesso. Budrio, pur sotto la sorveglianza del governo bolognese, godette sempre di una certa autonomia; aveva ottenuto vari privilegi: oltre alla "cittadinanza bolognese" che comportava l'esenzione di particolari tributi (1388), aveva la concessione di coltivare e liberamente lavorare e vendere la canapa.

Nei primi anni del 1500 il castello subì il sacco da parte di Cesare Borgia, duca Valentino. Seguì un periodo di estrema povertà. Dopo le traversie dell'inizio secolo (saccheggio, devastazioni, carestie e pestilenze), ci fu un rifiorire della vita economica, grazie alla ricchezza apportata dalla coltivazione, lavorazione e commercio della canapa, esportata, con ottimi guadagni, in vari paesi, fra cui la Repubblica di Venezia e l'Inghilterra. La comunità di Budrio godette di un periodo di pace e benessere, come testimonia il fervore edilizio di quegli anni.
Nella seconda metà del Cinquecento e nel Seicento fiorisce un'edilizia civile che trasforma le antiche abitazioni o ne crea di nuove, splendide all'interno mentre l'esterno rimane semplice e quasi severo.

Il rinnovamento edilizio si consolida e si continua nel Sei e nel Settecento coi nuovi modelli barocchi proposti in particolare nell'edilizia religiosa: quasi tutte le più importanti chiese vengono modificate, ampliate, ornate: fenomeno che si verifica anche per le ville di Budrio e delle vicine Comunità (Bagnarola, Vedrana, ecc.). Nel Seicento furono eretti due teatri privati, ma aperti al pubblico: Il Teatro da Commedia di Giovan Battista Fracassati e il teatro di Paolo Sgargi (1672), l'attuale Consorziale.

Alla fine del ‘700 anche Budrio  passa sotto l'amministrazione napoleonica, che abolisce il suo "Monte di Pietà", fondato nel 1531, mentre i beni della Partecipanza vengono incorporati nel Municipio appena istituito.

Con la Restaurazione, Budrio torna a far parte della Legazione di Bologna; divenne sede di governatorato della Legazione (Comune di Prima classe) con giurisdizione su vari comuni, fra cui Castenaso; il Papa Gregorio XVI le restituisce i beni della Partecipanza. Le idee risorgimentali di libertà e indipendenza della patria ebbero entusiasti seguaci a Budrio: dai primi moti mazziniani alla cacciata degli austriaci da Bologna (1848 con i bolognesi alla Montagnola), alla costituzione, sempre nel 1848 del "Battaglione Idice", al comando del concittadino Luigi Cocchi, che si distinse in vari combattimenti per l'unità d'Italia. Il budriese Quirico Filopanti (Giuseppe Barilli), partecipa alla Repubblica Romana (1849).

Dal 1911 al 1913, in nome di una modernità mal intesa e della pubblica igiene, si abbattono le antiche mura che da secoli racchiudevano il Castello.

Fra la prima e la seconda guerra mondiale, Budrio visse le stesse drammatiche esperienze di tutta Italia: dai 370 budriesi caduti nella Grande Guerra ai tragici episodi durante l'occupazione nazista, alla partecipazione alla lotta di liberazione, il cui episodio più notevole fu la battaglia di Vigorso (21 ottobre 1944), dove trovarono la morte 36 partigiani e 8 civili.

La ripresa del secondo dopoguerra riportò il paese alla prosperità economica e sociale, al rinascere delle istituzioni democratiche e ad una operosa partecipazione dei cittadini alla gestione del Comune.

 

Come arrivare:

  • In autobus: linee 99 - 206 - 211 - 212 - 214 - 231 - 237 - 243 - 244 - 257 - 301
    Per maggiori info consulta il sito www.atc.bo.it
  • In treno: linea ferroviaria da Bologna a Portomaggiore, fermata Budrio (per orari vedi sito www.fer-online.it/it/viaggia/linee/BolognaPortomaggiore )
  • In auto: uscita tangenziale San Vitale direzione Ravenna, imboccare la Strada provinciale SP253 (Bologna-Ravenna), al km12,6 immettersi sulla SP6 (Via Zenzalino sud) incrocio del Trebbo; uscita autostrada A13 / Bologna Interporto poi seguire indicazioni per Budrio

Il Comune di Budrio dista 16 km da Bologna e 34 km da Ferrara (in linea d'aria).

 

Curiosità:

- Budrio ha dato i natali al piccolo strumento musicale, conosciuto come ocarina, nato nel 1856 nella campagna di Budrio dalle mani di Giuseppe Donati che pensando di realizzare un fischietto in terracotta a forma d'oca diede vita ad un vero e proprio strumento musicale tuttora suonato e che ha conquistato l'Asia e la Corea in particolare. Vedi Museo dell'Ocarina.

- La piazza principale di Budrio è dedicata a Quirico Filopanti: lo scienziato budriese che per primo parlò di Fusi Orari.

- La scuola pubblica di Budrio è fra le prime del territorio bolognese (1556), dove si insegnava a leggere, scrivere, "far di conto", e il latino.

- Ufficialmente istituito mediante un decreto degli Anziani di Bologna nel 1332, che convalidava un uso già esistente, il mercato budriese del martedì fu ancora confermato dai pontefici Giulio II (1512) e Clemente VII. Da quei lontani anni, esclusi i periodi della guerra, la consuetudine del mercato settimanale del martedì si è mantenuta.

Link al sito del Comune di Budrio

Visualizza Budrio in una mappa di dimensioni maggiori


Eventi


27.05.2017 | Una notte ai musei e Festa di strada

04.06.2017 | Mercatino dell'ingegno e dell'antiquariato a Budrio

28.06.2017 | Stagione Consorziale 2016/2017 - 40zero54 dispositivi di danza contemporanea

02.07.2017 | Mercatino dell'ingegno e dell'antiquariato a Budrio

03.09.2017 | Mercatino dell'ingegno e dell'antiquariato a Budrio

01.10.2017 | Mercatino dell'ingegno e dell'antiquariato a Budrio

05.11.2017 | Mercatino dell'ingegno e dell'antiquariato a Budrio

03.12.2017 | Mercatino dell'ingegno e dell'antiquariato a Budrio